Il 26 giugno 2026 è fissato l’appuntamento cruciale con l’approdo in Aula del Melonellum, la riforma elettorale che punta a ridisegnare l’architettura politica italiana. Con gli obiettivi di blindare la governabilità e superare le larghe intese del Rosatellum, il disegno di legge Bignami si trova al centro di un acceso dibattito istituzionale e pubblico. Il Melonellum ruota attorno a un sistema proporzionale corretto da un massiccio premio di maggioranza, pensato per dare il controllo del 55-57% dei seggi a chi supera il 42% dei voti, e si propone di eliminare il ballottaggio concentrandosi sull’innalzamento della soglia al primo turno.
Tuttavia, emergono critiche significative sul tema dei “nominati” e del rischio di incostituzionalità. Le audizioni in Commissione Affari Costituzionali hanno messo in evidenza timori che il testo possa replicare i difetti dei sistemi elettorali già bocciati in passato. A denunciare con veemenza la proposta è Guglielmo Bonanno di Destra Community, che accusa la legge di privare gli elettori del diritto di scegliere direttamente i loro rappresentanti, perpetuando logiche oligarchiche.
Se il Melonellum fosse approvato senza significativi cambiamenti, rischia di amplificare il distacco tra elettori e vertici politici, trasformando la promessa di governabilità in un ennesimo potenziale boomerang istituzionale.